Ho fatto un salto su Twitter e ho visto un tweet che mi ha fatto inorridire, questo:

Per prima cosa che c’entra il garante della privacy? Cosa c’entra la privacy? Si parla della dicitura sulla carta d’identità del bambino e accanto a queste diciture c’è il nome del genitore, alla faccia della privacy. Forse questo “garante” pensa che è giusto che il sesso dei genitori rimanga al sicuro. In futuro per privacy dovremo nasconderci sotto un velo in modo che non si vedano protuberanze che possano svelare la nostra natura biologica.

La seconda cosa che mi è venuta in mente è chiedermi chi è questo garante della privacy, tanto per ricordarlo nei libri di Storia. Si tratta di Antonello Soro. Costui inizia la sua carriera politica con la Democrazia cristiana e finisce, dopo diversi giri tra Margherita e Ulivo, nel comitato nazionale costituente del Partito democratico. Infine arriva a ricoprire quel ruolo che gli permette di pontificare sul fatto che le diciture padre e madre, che a noi poveri vecchi sembrano tanto normali, costituiscono una violazione della privacy mentre le nuovissime, progressiste, asettiche “genitore 1” e “genitore 2” no. Che importa per la privacy se poi dopo questa dicitura compaiono nome e cognome dei genitori?

Quindi la domanda sorge spontanea: cosa c’entra il garante della privacy sulla questione?

Niente, ma l’iniziativa di tornare alle diciture che avremmo messo prima dello scoppio di questa epidemia di imbecillità viene dal governo in quota leghista e per questo ogni uomo piddino in posizione chiave deve fare il suo lavoro. A questo serve il posizionamento strategico di uomini politicamente schierati in istituzioni che dovrebbero essere oltre l’ideologia politica.

Un’altra domanda sorge spontanea: non sarebbe meglio mettere le due diciture “madre/padre” e “padre/madre”? Forse si ha paura di offendere chi crede che ci siano più di due sessi. Infatti oggi l’uomo non è più solo maschio o femmina: ci sono altri generi sessuali e le parole madre e padre sono obsolete perché non possono riferirsi a tutte le sfumature possibili immaginabili, mentre genitore 1 e genitore 2 possono significare tutto: solo la fantasia è il limite.

Nemmeno dieci anni fa sarebbe stato logico mettere madre e padre, non c’era nemmeno niente da discutere: è così che è fatto il mondo, è così che le specie sessuate si riproducono. C’è un maschio e una femmina e questi generano una prole e nel linguaggio umano il genitore femmina è chiamato madre e il maschio padre. Questo è nell’ordine naturale delle cose, è nella biologia, quella che garantisce la conservazione della specie.

Da sempre è possibile fare il padre senza essere il padre biologico, fare la madre senza essere la madre biologica. Oggi il sovrappopolamento apre nuove possibilità: non c’è più bisogno del ruolo procreativo dei genitori, quindi possiamo essere, per quanto riguarda l’identità sessuale, quello che ci pare.

Ma i figli qualcuno li fa e quindi c’è sempre bisogno di allevatori. Allo stesso tempo il desiderio di una prole propria, un istinto naturale, non è represso del tutto e non dipende dai gusti sessuali. C’è un problema, però: identità e gusti sessuali possono dare origine a coppie sterili. In questi casi viene in soccorso l’adozione o la tecnlogia, perché infatti è possibile sfruttare la biologia per far crescere un feto e farlo nascere, in modo che abbia almeno in parte il patrimonio genetico di uno dei partecipanti della coppia.

È la natura che chiama e rende questi individui egoisti. L’adozione sottrae un bambino al suo mondo di orfano e ce ne sono tanti di orfani, quindi non ha senso che queste coppie sterili vogliano un bimbo che sia in parte loro da un punto di vista genetico. Vale anche per le coppie maschio e femmina che non riescono ad avere un bambino, ma c’è l’attenuante della ricombinazione genetico che coinvolge entrambi i genitori.

Queste distorsioni della natura per ora non minacciano la specie umana perché c’è chi ancora si ostina a essere maschio e femmina e, come detto, c’è sovrappopolamento. È lo stesso meccanismo dell’abbondanza di cibo: sappiamo che c’è, pensiamo che ce ne sarà sempre e di tutti i tipi, sappiamo che non moriamo di fame e che abbiamo sempre qualche altra cosa da mangiare. per questo possiamo essere schizzinosi, dire che questo non ci piace per questione di gusto (non per allergie o intolleranza), di abitudine, di cultura culinaria; possiamo persino rifiutarci di mangiare un cibo se non è presentato bene, se non è impiattato a dovere. Non abbiamo nessun bisogno di sfamarci e per questo il cibo diventa un oggetto come un altro, un prodotto dell’arte, una risorsa che non dobbiamo trattare come se fosse preziosa. Possiamo buttare metà fettina di carne se dopo avere mangiato la prima metà siamo sazi, possiamo buttare la bistecca perché non è morbida come volevamo.

C’è abbondanza di cibo e per questo il cibo non è più quell’elemento necessario a sfamarci ma è un accessorio come un altro.

Così è per il sesso: prima diventa solo un fatto di piacere, non collegato alla procreazione. Il resto segue da questo: se è solo questione di piacere e non più di procreazione, perché rimanere legati a questa concenzione “medioevale” che ci dice che nella riproduzione sessuata servono un maschio e una femmina della specie?

Questa è la seconda fase. La terza fase è quando ci si rende conto che per il piacere si sta sacrificando la possibilità di procreare, che resta un istinto base. Il piacere del sesso serve proprio per assicurarsi l’accoppiamento e visto che la tecnologia lo permette… perché rinunciare per biologia alla procreazione se si può soddisfare sia il piacere sessuale, in qualunque modo lo concepiamo, che la soddisfazione che dà la prole?

Purtroppo non ci rendiamo conto dei possibili danni che stiamo facendo alla specie e il regresso culturale antispecista, alimentato dal progresso tecnologico, fa sì che la visione sia tutta ribaltata e l’uso di semplici diciture come “madre” e “padre” diventa addirittura un ritorno al medioevo (nella concezione profana il medioevo è ancora un periodo buio di trogloditi):

La quarta fase inizierà quando la specie umana sarà davvero in pericolo e la quinta ci sarà se nel frattempo avremo causato anche danni genetici o evoluzioni biologiche che sfavoriscono la biologia a vantaggio della dipendenza tecnologica. Se proiettiamo lo stato attuale possiamo dire che la salvezza arriverà dalle popolazioni povere che sarebbero già estinte se perdessero tempo a discutere su genitore 1 e 2 invece di fare figli nel modo classico e in quantità sufficiente per compensare l’alta mortalità.

Postilla

Lo stesso muratore (CaputaLuca) è uno che crede che c’entra qualcosa l’ignoranza se fai una flash mob e sbagli la posizione delle lettere.

Magari la foto è stata scattata troppo presto; qual è il risultato finale, dopo che si sono aggiustati, possiamo ipotizzarlo: chi era in posizione sbagliata si è messo in posizione giusta e le due lettere mancati sono state rese visibili.

L’uomo che compare a destra, sulla scalinata, regge una I che deve portare a destra della L; lo si vede impegnato a fare qualcosa, per questo è fuori posto. Chi porta la D dovrebbe alzarsi o allungare le braccia. Anche così è già possibile leggere

SOL I
 DAR
IETA'AL

Tutto corretto. Non è ben visibile la P di popolo, e ancora meno visibile è la O alla destra. Mancano (cioè nel momento in cui è stata scattata la foto non sono ancora visibili) le lettere P, O e L che dovrebbero seguire il PO scarsamente visibile.

Forse mancano dei parlamentari o stanno recuperando le lettere, ma chi ha scattato la foto ha pensato bene di farlo nel momento giusto per non far leggere il messaggio e permettere a pecore come questo Caputa di diffondere il meme.

P O (POL)
O UNGH
ERESE
  FDI

Per riassumere una persona è fuori posto (la I) e non sono ben visibili, o sono proprio mancanti (nel momento dello scatto) le lettere per formare una parte della parola “popolo” (P-O-POL).

Tutto qui. Come si arriva da questi errori testimoniati al momento dello scatto della foto e forse aggiustati subito dopo, all’accusa di ignoranza?

Ci sono gli ignoranti veri e da questa foto non sappiamo se sono tra quegli scranni. Però da tweet come questi sappiamo che ci sono pecore, capre e imbecilli e che il problema dell’Italia sono costoro, non gli ignoranti contro cui sono prontissimi a puntare il dito. Il problema sono i Luca che non si accorgono di essere manipolati così facilmente e di essere dei burattini nelle mani della propaganda. Se poi gli piace partecipare a questa propaganda, buon per loro; ma sappiano di essere schiavi e strumenti e che quando non serviranno più verranno abbandonati e dimenticati.