Questo è un caso molto grave che rivela che nei frequentatori del web italiano c’è molta ignoranza sul tema della libertà di espressione.

In breve la storia è questa: un account di Twitter è stato querelato per un tweet che conteneva la citazione di una frase intercettata all’epoca dello scandalo Total, “Ho le foto di Delrio coi mafiosi”, insieme alle foto di Delrio con Matteo Renzi, Maria Elena Boschi e Luca Lotti.

La querela, fatta da Luca Lotti, arriva fuori tempo massimo per poter querelare, infatti il tweet era di aprile ma la querela viene fatta a novembre: Lotti dovrà dimostrare di essere venuto a conoscenza del tweet da poco tempo.

Questi i fatti che configurano una minaccia gravissima alla libertà di espressione online, qualunque sia la sua forma, cioè se è satira pura e semplice, se sono battute o libere associazioni di idee o tutte queste cose assieme.

Il tweet non era tutta questa originalità: quando la frase è uscita sui giornali a chi non è venuta in mente la battuta guardando le foto di Delrio in compagnia di qualcuno? Sono pronto a scommettere che è venuta in mente a tutti gli antirenziani che hanno visto una foto di Delrio con Renzi o qualcuno del suo governo. Questo non significa che con quel tweet si convincono che Renzi è mafioso. Tutti quelli che hanno visto il tweet di Beatrice Di Maio hanno capito che era una battuta scontata. Guido Crosetto le aveva fatto i complimenti:

hahahaha devo ammettere che questa le é venuta bene

Questa, cioè “questa battuta”, “questa freddura”. Chi è già convinto che il governo di Renzi sia fatto di merde ha riso più forte, ma anche in questo caso è difficile che abbia visto nel tweet la prova della mafiosità di Lotti o degli altri compagni di foto di Delrio.

Davide Vecchi de Il Fatto Quotidiano pubblica un articolo dove mostra altri account che hanno avuto la stessa idea e si domanda se è un caso che, tra tutti gli account che potevano essere querelati per diffamazione, sia stato querelato proprio quello dietro il quale c’era la moglie di Brunetta.

Chi c’è dietro Beatrice di Maio può avere valore politico, lo possiamo dire ora che si sa che c’era la moglie di Brunetta, ma non sposta di una virgola il punto più importante: la difesa della libertà di espressione.

Per questo motivo ho messo “B.DiMaio” nel mio nome su Twitter. Con buona pace degli antigrillini più cretini, è come Je suis Charlie, è simbolico, rappresenta un grido contro tutti quelli che vogliono reprimere la libertà di espressione, tagliare la lingua al dissenso, al pensiero caustico e irriverente che non si lascia addomesticare. Questi vogliono lasciare spazio solo alle voci dei conformisti politically correct o allineati. Inoltre stanno lavorando per definire qualcosa di molto vicino allo psicoreato.

Un popolo libero non può accettare questi bavagli che sono i primi segni di una volontà di censurare il pensiero libero, quello che non si inchina al potente di turno.

Lo dice bene Franco Bechis nella sua imbeccata, ospitata anche sul blog di Grillo:

Ma non è per lei che le faccio questo appello: non la conosco. Ho esaminato a fondo il suo account: fa battute, qualche volta riuscite, altre molto meno. Ogni tanto ritwitta notizie e commenti che condivide di solito ripresi da articoli stampa o trasmissioni televisive.

Non è per una giovane ragazza che le chiedo- Presidente- questo passo indietro. E’ per un’altra amica a cui tengo più di ogni altra cosa: la libertà.

C’è molto di più

Una volta stabilita la questione centrale, cioè la libertà di espressione minacciata, possiamo guardare anche ad altri dettagli e farci un po’ di domande.

L’articolo di Davide Vecchi è un punto di partenza per chi non ha seguito l’evoluzione della storia sui media e su Twitter e suggerisce delle domande interessanti, poi su Libero Quotidiano c’è l’intervista fatta da Bechis, che ha svelato la vera identità di Beatrice Di Maio, e naturalmente c’è l’immondizia complottarda pubblicata da Jacopo Iacoboni, che ha fatto felici tanti piddini.

Restate sintonizzati perché scriverò ancora sull’argomento.

Post scriptum

Sapere che dietro c’era la moglie di Brunetta non cambia il significato di quello che l’account Beatrice di Maio ha scritto nei tweet. Risuonava con le idee antirenziane, per questo è stata retweettata da grillini e antirenziani. È stupido parlare di inganno: ha espresso delle idee. È un dato di fatto che alcune di queste fossero compatibili con il M5s e l’antirenzismo.

Corre come una lucertola, si arrampica come una lucertola, si comporta come una lucertola.

Chi è?

È la lucertola!

Molti cretini su Twitter non capiscono che l’account di Beatrice Di Maio è una lucertola anche dopo che abbiamo scoperto che a scrivere quelle cose era un’aquila: Beatrice Di Maio, un personaggio che coincide nello spirito con i veri pensieri di Titti (lo dice lei nell’intervista), è ancora una lucertola. Le sue corse, le sue arrampicate e i suoi comportamenti stanno lì a testimoniarlo (anche se non sono più accessibili via Twitter perché ha cancellato l’account).